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Villa Barile

La Storia

Per rintracciare le prime notizie certe di Villa Barile bisogna risalire al XVIII secolo, periodo in cui la famiglia Barile é tra le più facoltose del tempo; e nel periodo infatti spicca la figura dello scrittore Luciano Aurelio Barile de Marsi, storico di Caltanissetta.
In questi incartamenti il monastero risulta ubicato lungo la regia trazzera tra Naro ed Agrigento, limitrofa all’odierna villa; la posizione concorda con quella del Pulci, che colloca un monastero per pellegrini lungo questa strada, chiamata appunto dei Tre Re.
Egli, infatti, parlando del monastero afferma:”[…] questa chiesa era nelle terre del Marchese Ugo Notarbartolo”.
Questa chiesa era nella parte di mezzogiorno, ed era amministrata dallo stesso in uno di quei fondi che formavano il così detto Milione: “E proprio dal Marchese Ugo di Notarbartolo, la famiglia Barile compra parte del feudo, denominato appunto “Il Milione” per edicarvi la propria residenza estiva”.
La Villa ha subito un primo ampliamento intorno al 1830, periodo in cui Giovan Calogero Barile successe al fratello Paolo con il titolo di Barone di Turoli. Stimato per gli ideali consacrati alla Patria, al lavoro produttivo e alle classi bisognose, a 23 anni debuttava nella vita pubblica con un programma ispirato ai sentimenti di virtù, di filantropia e di patriottismo ereditato dai suoi nobili avi.

Nella sontuosa e ridente Villa Calcare (oggi Villa Barile) egli raccolse pregevoli opere d’arte, libri antichi e rari, mobili, gessi e marmi.
Mecenate innato protesse le arti e gli artisti, e se Giuseppe Frattallone, scultore dell’epoca, riuscì insigne si deve esclusivamente al nostro Giovan Calogero che intravedendo in lui l’uomo di gran talento artistico lo mantenne a sue spese negli studi, e tra gli elementi più caratteristici della residenza infatti spicca l’imponente stemma araldico del balcone centrale del piano nobile realizzato proprio dallo stesso Frattallone.

In seguito il manufatto subisce ancora cambiamenti interni ed esterni per la modica di una scala la cui realizzazione é indispensabile per accedere a due nuovi locali posti ad una quota maggiore, costituenti l’alloggio del sacerdote che regolarmente, in quel tempo, celebrava funzioni religiose private.

Tutta la costruzione venne conclusa, nella parte sud in stile eclettico, con un corpo che “abbraccia” la costruzione esistente, ed infine con una grande terrazza, che soltanto in un secondo momento sarà coperta da tetti a doppia falda con manto di copertura in tegole marsigliesi, ed inoltre in questa stessa occasione viene creato un ambiente destinato allo svago chiamato “torretta” in stile liberty, utilizzato secondo alcune testimonianze orali, dal barone per la coltivazione dei bachi da seta.
Successivamente non vi sono stati altri interventi rilevanti, per quello che i documenti d’archivio e le fonti bibliograche ci permettono di conoscere.
Alla morte del Cavaliere, nel 1891, per successione testamentaria, il manufatto passa alla moglie, in veste di usufruttuaria, e al figlio, il barone Enrico, come proprietario. Quest’ultimo in occasione del proprio matrimonio con Costanza Lanza di Paternò Principessa di Mirto, fa restaurare la villa.
Dei lavori eseguiti, però, non é stata rinvenuta alcuna documentazione che ne chiarisca la consistenza. Secondo alcune ipotesi di studiosi locali nel primo insediamento sono stati inglobati i resti di un antico monastero chiamato dei “Tre Re” risalente al secolo XI.
Per tale identicazione sono servite, oltre che alcune notizie desunte dall’opera del Pulci, “Lavori sulla storia ecclesiastica di Caltanissetta”, anche l’esame di vecchie cartograe dell’Istituto Geograco Militare (IGM) dei primi anni del Novecento, dalle quali si rileva l’esistenza di un monastero vicino alla città.

Il restauro

Nel corso degli ultimi decenni, la villa è stata oggetto di un continuo degrado che ha di fatto comportato la totale inagibilità e fruizione della stessa.

Nell’anno 1990 sulla stessa è stato posto il vincolo dalla Soprintendenza ai sensi della legge n.1089 del 01/06/1939 come bene di pregio architettonico, storico ed artistico. La Società proprietaria dell’immobile, nell’intento di effettuare il restauro dell’intera struttura, ha avuto la possibilità di partecipare al P.O.R. (Programma Operativo Regionale) Sicilia 2000/2006 – Misura 2.03 – per il recupero e la fruizione del patrimonio culturale esistente.

Così è nato il progetto del Centro Culturale Polifunzionale Villa Barile che ha previsto la realizzazione di vari ambienti destinati a: caffè letterario, sala convegni, sale espositive, sala cinematografica e teatrale, sala multimediale e polifunzionale, aula didattica, giardino.

La Villa è stata riaperta al pubblico nel corso del 2009, successivamente all’interno della stessa si è sviluppata un’attività di catering e ristorazione che ha consentito di fruire della stessa per ogni genere di eventi



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